Guerra

Da tempi immemori fiumi e fiumi di inchiostro sono stati versati sull’argomento guerra, nero parassita di ogni tempo, i più condannandola senza riserva alcuna, definendola come “il male dei mali” che, a cadenze cicliche, puntualmente si ripresenta, quasi come se rinascesse dal nulla traendo nuova linfa e nuova forza vitale dall’odio degli uomini, a volte radicandosi così forte ad un territorio tanto da protrarsi all’infinito e trovare sempre e comunque terreno fertile (vedi i paesi arabi, gli innumerevoli conflitti nel continente africano, per non parlare delle popolazioni con tendenze autonomistiche che abitano la vasta nazione cinese e purtroppo l’appena iniziata guerra, Russia- Ucraina), quasi come fosse un batterio che immettendo pericolose tossine nel corpo compete con le cellule sane per accaparrarsi il nutrimento, danneggiandole ed attecchendo sempre più nell’organismo che lo ospita, fino a creargli un danno biologico.

Non tutti i parassiti però sono uguali e anche se di solito “il ciclo vitale del parassita è più breve di quello dell’ospite e si conclude prima della morte dell’ospite stesso”, a volte, ed in questo caso si dovrebbe, più correttamente, parlare di parassitoide più che di parassita, l’ospite indesiderato rimane nell’organismo fino alla morte di quest’ultimo, difatti “a differenza del parassita propriamente detto, il parassitoide termina il suo ciclo vitale oppure la fase parassitica del suo ciclo vitale causando la morte dell’ospite”.

Continuando, dunque, questa similitudine, nella quale paragono la guerra ad un parassita, resta da sperare che per un territorio la guerra sia solo un parassita e non un parassitoide e che, per quanto danneggiata e ferita, una popolazione colpita da un conflitto abbia la forza di rialzarsi e ricostruire un futuro per le sue generazioni e non rimanga vittima inerme e senza domani a causa del parassitoide.

Il pericolo esiste, non facciamoci illusioni e non se le facciano i paladini più accaniti delle soluzioni armate alle controversie internazionali, non ha senso parlare di giustizia sociale e di esportazione della democrazia occidentale, la guerra è quella che è e non può essere chiamata in altro modo.

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