L’altra Calabria: La storia di Carlo e gli abiti di Mike Bongiorno

“I genitori lo volevano ragioniere, ma il ragazzo con scuse e stratagemmi, raggiungeva la bottega del taglio e cucito per plasmare con vocazione sacerdotale la materia ”

La storia di Carlo

Il cognome Andreacchio è molto diffuso in Calabria eppure Carlo meglio il Maestro, è uno di quei calabresi poco cercati per raccontarne la storia. Di Carlo ne parla un giornalista calabrese che lo cerca per saperne di piu’ (vedi articolo Tra i calabresi eccellenti il sarto Carlo Andreacchio di Vibo Valentia ).

Al giornalista cosi’ risponde il Maestro Andreacchio nel corso di una cordiale telefonata “Sono nato a Vibo Valentia. E lei finora è il primo giornalista calabrese che mi abbia cercato”. Consapevole che, ai suoi livelli, il tempo è sempre molto prezioso (specialmente in orario di lavoro e di produzione), gli ho chiesto (chi parla e’ il giornalista) la possibilità di un’intervista. Cosa che si è realizzata quasi 24 ore dopo, nella tarda mattinata di oggi. Per prima cosa mi ha detto che è orgoglioso di essere calabrese. E ama dirlo a tutti, con orgoglio. Ma non tutti gli credono, poiché ha il tipico e marcato ma elegante accento milanese. Però credono alla sua affabilità, tipicamente meridionale … di “terrone” (parola che lo fa sorridere). << Calabrese e meridionale in genere significa stare bene con gli altri, rapportarsi in modo piacevole, cordiale e simpatico con tutti, indipendentemente dalla correttezza o dalla strategia negli affari >>. Ed ha colto nel segno!

“Più vado avanti negli anni, e più mi sento ed ho voglia di sentirmi calabrese, anche se in Calabria ci sono soltanto nato e a Vibo ormai ci vado sempre più raramente.

Il fatto è che è bello essere e sentirsi calabrese ed è un’identità che mi appaga in modo totale “.

Carlo Andreacchio ha la voce calda e ferma nel dire ciò e riesce ad emozionarmi non poco con questa immediata e solenne dichiarazione di amore per la nostra terra, per la sua nascita, per il suo essere uomo del sud, un carattere che si riversa pure nel lavoro e nell’arte di confezionare eleganti e raffinati abiti da uomo su misura in una delle più prestigiose sartorie italiane, assai nota pure all’estero.

Nel corso dell’intervista telefonica il Maestro si racconta “I genitori lo volevano ragioniere, ma lui, con scuse e stratagemmi, finiva sempre nella bottega di un sarto per imparare il mestiere che egli reputava allora e reputa ancora adesso uno dei più belli del mondo.

Alla fine, ha vinto la sua vocazione e, a trent’anni, nel 1977 è accolto come collaboratore da Mario Caraceni, titolare di una delle più rinomate sartorie per uomo nella Milano del dopoguerra e del boom economico.

Il Maestro nel frattempo si unisce in matrimonio a Maria Rita una delle due figlie di Mario Caraceni, figlio del fondatore Augusto.

Nel 1972, dopo la morte del fondatore Augusto, il testimone passa al figlio Mario che, incrementa la clientela soprattutto estera e affermando il nome della sartoria accreditandola anche con il ricevimenti di prestigiosi premi .

Nel 1998 Mario lascia l’attivita’ e assume le redini di essa la figlia Rita Maria unitamente al maestro Carlo che diventa il leader di una indutsria con una trentina di dipendenti. E’ definito Carlo “The perfect gentleman”.

La sua calabresita’ investe anche le scelte lavorative e al giornalista confessa a proposito di un suo dipendente apprendista. “L’ho assunto proprio perché era calabrese”. Immagino non solo per affetto d’origine, ma anche perché calabrese significa garanzia, specialmente nell’artigianato. Bisogna nascerci ed essere predisposti ad un’arte che pretende tanta dedizione e infinita pazienza.Tessuti, taglio e misure , tutto personalizzato, mai improntato ad adattare qualcosa che giaà esiste, ma diretto a creare il nuovo . Pezzi unici progettati e realizzati da mani sapienti per QUEL CLIENTE UNICO.

Il sarto conosce il tessuto, lo sfiora, lo cambia. Una tela ha solo due dimensioni: la lunghezza e la larghezza. Con le forbici e la macchina da cucire il sarto dona la profondità e la rotondità. Crea una camicia, dei pantaloni, una giacchetta. Il poeta fa la stessa cosa. Usa le parole, ma trasforma la realtà attorno a sé.

Le persone che lo ascoltano, quelle che lo leggono a voce alta, quelle che appena mormorano i suoi versi cambiano. Hanno altri occhi per la realtà, si lasciano trasportare in un altro luogo.

Qualcosa è successo, sono stupiti.ti ‘Il sarto trasforma la realtà. Come un poeta’.

Sotto la sua guida il Maestro Carlo Andreacchio con la Sartoria A. Caraceni “firma le firme” … nel senso che veste davvero grandi personaggi, star a livelli globali, come gli stilisti di moda Karl Lagenfield (oltre 300 gli abiti confezionati su misura per lui finora), Calvin Klein e Gianfranco Ferré o come aristocratici, tipo il conte Filippo Perego, o miti dello spettacolo del calibro del presentatore storico Mike Buongiorno o dell’attore Jack Basehart. L’elenco sarebbe lunghissimo ed eccellente.

Ma il vestito che lo ha emozionato di più è stato quello che il poeta Eugenio Montale ha indossato per ritirare il Premio Nobel per la letteratura nel 1975.

Nella foto ufficiale dell’evento svetta l’impeccabile vestito sartoriale del Poeta e quello molto meno impeccabile del re di Svezia Carlo Gustavo!…

Nell’azienda il Maestro Carlo, si avvale da sempre della preziosa collaborazione della moglie e, dal 2004, dei loro due figli, Massimiliano e Valentina.

Nel confessarsi al giornalista intervistatore il Maestro cosi’ si descrive : Nella mia vita di bambino e di adolescente ho frequentato la chiesa cattolica come chierichetto nelle messe ed in altre funzioni religiose. Ma ho anche frequentato, in un modo o nell’altro, tutti gli ambienti di lavoro, innanzi tutto le botteghe artigiane: sarti, calzolai, falegnami, fabbri, ecc. ma anche donne che tessevano al telaio o ricamavano o cucinavano o facevano i cosiddetti “mestieri” di casa. Ho frequentato, altresì, studiosi, pittori, cultori della scrittura ma anche attori e altre figure creative. Così come mi sono cresciuto in mezzo a pastori, contadini, ferrovieri, muratori ed altri operai. Ed ho avuto pure alcuni sarti nella mia parentela. Tutti i lavori che, se fatti bene (con dedizione, passione e coscienza), esigono quella pazienza, quell’attenzione, quella meticolosa scrupolosità, quella contemplazione, quel silenzio, quei rituali, quella liturgia e quella sacralità propria dell’essere “sacerdote” di un’arte che ha molta attinenza con il divino o che alla felicità e all’armonia porta. Il cliente afferma il Maestro Carlo, è molto spesso più esigente del dovuto e, quindi, bisogna seguirlo con umiltà e particolare disponibilità d’ascolto. Virtù che hanno bisogno di un retroterra spirituale notevole. Cosicché, tutti i mestieri che si nutrono di silenzio e pazienza sono lavori altamente spirituali, con una disciplina d’animo adusa ad ogni contingenza. Un’arte pure questa. Anzi, spesso, l’arte vera è quella spirituale della pazienza e dell’umiltà piuttosto che quella propria del lavoro.

Nel libro dove i clienti possono lasciare i loro commenti, Mike Buongiorno nel 2000 ha scritto di proprio pugno: “Se vuoi distinguerti dagli altri vesti Caraceni!” … e quanti altri elogi sono stati autografati da illustrissimi fruitori internazionali dell’arte sartoriale del Maestro Carlo Andreacchio, fondata nell’eccellenza artigianale personalizzata, nell’eleganza italiana e nella garantita unicità, nella qualità e nella ricercatezza, frutto dell’arte e della creatività tutta calabrese.

Notizie tratte dall’articolo “Tra i calabresi eccellenti il sarto Carlo Andreacchio di Vibo Valentia” di Domenico Lanciano http://www.costaionicaweb.it

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