In ricordo di Mimì

Ventisei anni fa, era il 12 maggio 1995 ci lasciava, a soli 48 anni la nostra Mia Martini, una delle voci più belle ed espressive della musica leggera italiana. Oggi vogliamo ricordarla e renderle omaggio, attraverso queste sue dichiarazioni, tratte da diverse interviste, dedicate alla sua Bagnara Calabra ed alla Calabria in generale:

“Sono nata a Bagnara e vi sono rimasta soltanto 18 giorni, però non ho mai pensato di appartenere ad altre regioni. Sono tornata spesso a Bagnara, città di mia madre, e a Villa San Giovanni, città di mio padre, per le vacanze. Sono una calabrese purosangue. Tutti i miei parenti più stretti abitano appunto a Bagnara, Scilla, Villa e Reggio. La Calabria è quindi la mia regione”.

“Le mie radici sono a Bagnara, le mie radici sono tutto per me, sono la mia sola sicurezza, l’unica cosa certa della mia vita. Io sono la Calabria! Noi del sud siamo più sanguigni, sentiamo le cose più attraverso l’intestino, sono talmente forti che non ci nascondono mai la realtà, non le camuffano, non attenuano nulla nella loro violenza, sono talmente chiare, anche se sono crude e fanno male”.

“Da donna volitiva e anche abbastanza autoritaria, perché sono, appunto, di Bagnara Calabra  – lì le donne hanno inventato il commercio – io volevo fare esattamente quello che avevo in testa di fare. Sono stata sfortunatamente aiutata dal destino, perché mio padre si è tolto dalla competizione da solo, nel senso che è andato via dalla nostra vita, si è separato da mia madre, per cui io non dovevo imporre la mia volontà a nessuno, ero praticamente libera. E’ molto triste essere persone libere, credo che sia una delle cose più terribili che possa capitare ad una donna, specialmente quando è giovane”.

“Ho passato lunghi periodi a Bagnara, in Calabria, il mio paese d’origine con il mio cane che poi è morto. E’ stato un grande dolore, stava con me da 16 anni. Soprattutto  ci sono stata quando ho mollato, nel 1983: si era spezzato l’equilibrio, e in tutta la mia fragilità sono crollata. Cioè è crollata Mia Martini, la parte esteriore di me, mentre è rimasta, anzi si è liberata la mia vera identità. In quel momento non avevo scelta, era la ricerca di me che dovevo affrontare. Ho rotto con Fossati e mi sono messa alla ricerca di me stessa. Mi sentivo un mostro, come Fossati diceva che ero. Credo, infatti, che non sia giusto per nessuno essere il punto di riferimento totale perché è una dipendenza terribile. Ciò dà all’altra persona una grande responsabilità, un bagaglio troppo pesante”.    

“Io nasco dal mare come una sirena, perché nasco a Bagnara Calabra che è un paese di pescatori, si pesca il tonno, il pesce spada. Come dicevo, io ho avuto bisogno di cercare me stessa e ho cominciato dalle mie origini, cercando mio padre. A Bagnara andavo spessissimo con i pescatori a pescare il pesce spada e il tonno. Ci sono addirittura pescatori che pescano ancora con la fiocina in maniera proprio romantica e il mio pescatore mi ha aiutato a ritrovare dentro di me la strada esattamente come avrebbe fatto il guardiano del faro. Anche lui scrutava, ed era importantissimo, per ore ed ore il mare, sono persone che parlano poco, mi avrà detto cinque parole in due settimane, però mi ha insegnato veramente tantissime cose”.

“Ho sempre nel cuore il rione Marinella di Bagnara, il sapore del mare, la visione meravigliosa dello Stretto, l’immagine della pesca notturna con le lampare, l’incredibile caccia al pescespada. Mi fermo spesso a casa di zia Sarina per riscoprire assieme il calore del focolare domestico. Al contrario di molte mie colleghe, io in cucina sono brava. La mia specialità sono le lasagne con il pesto: il basilico lo coltivo sul terrazzo di casa mia, insieme con altri ortaggi. Mi piacciono i sapori della natura, le cose fresche e genuine. Se qualche volta ho dei dubbi telefono a mia zia a Bagnara e mi faccio dare spiegazioni, mia zia è una cuoca eccezionale, è la mia maestra. Mi ritengo figlia di “Gazziano”, il torrente da cui trae origine la vicenda di Bagnara. Tornare in Calabria è come tornare da mia madre o da mio padre”.

“Ho dedicato alla mia terra la canzone “Lucy”, poco conosciuta, ma bella, cantata nel nostro tipico dialetto calabrese, anzi reggino, anche se tutte le mie canzoni hanno i colori del Mediterraneo. La parte cantata in dialetto riguarda una filastrocca che mio zio Rocco recitava sempre. Le parole di essa variano, anche se di poco, di paese in paese: io ho scelto ovviamente la versione conosciuta a Bagnara Calabra”.

“Non mi sento in grado di lasciare messaggi ai miei conterranei ma vorrei semplicemente dire loro di andare sempre avanti, con la forza di volontà che ci contraddistingue per superare i momenti di difficoltà che si presentano. E di avere sempre fiducia nel domani, in un domani migliore che premi le aspettative e i sacrifici compiuti”.

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